Metamobile

Metamobile

“La Simon ed Enzo Mari autorizzano ogni persona (che non ne faccia oggetto di produzione per fini commerciali) a fabbricarsi i modelli qui presentati per uso proprio. Con l’aiuto del progetto e del solo martello chiunque è in grado di costruire il mobile…”
Con queste parole la Simon inizia l’operazione Metamobile, comunicando una nuova rivoluzione: l’idea che ogni persona era autorizzata a fabbricarsi i mobili per uso proprio, ed i cui disegni venivano spediti gratuitamente su richiesta a chi era in grado di farsi il modello da sé: era una autentica azione sociale, … in contrapposizione alle insinuazioni fatte su Gavina, di aver prodotto e venduto la Wassily di Marcel Breuer ai ricchi borghesi, quando invece era stata “progettata per essere destinata al popolo”.
Metamobile, oltre che una proposta di mobili semplici a basso prezzo, era un preciso esempio di vendita diretta al pubblico, al di fuori delle tipiche strutture distributive.
All’operazione, che era anche un modo per ironizzare sul mito design “super-star” degli anni sessanta, parteciparono oltre al già menzionato Enzo Mari, anche Carlo Scarpa, Ignazio Gardella e Kazuhide Takahama…
Nonostante si trattasse volutamente di un’operazione simbolica, Metamobile non era un gioco intellettuale e snobbistico, ma una concreta risposta ai bisogni e un’idea propulsiva di nuovi valori civili.
Il manifesto concludeva così: “La vera felicità è non avere mai nulla di più di quello che ti serve veramente”.

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