Nel panorama del design italiano e internazionale Simon si caratterizza per una precisa identità e riconoscibilità. Qualità certo da ricondurre in primis al carattere unico di Dino Gavina, l’imprenditore che l’ha ideata nel 1968. Fin dal principio degli anni Cinquanta aveva iniziato a lavorare con architetti e designer – come Luigi Caccia Dominioni, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Ignazio Gardella, Carlo e Tobia Scarpa, Kazuhide Takahama o Marco Zanuso – e nel 1960 aveva fondato l’azienda che portava il suo nome, presieduta proprio da Carlo Scarpa.
[…] Gavina da una parte è attento alle direzioni più avanzate delle ricerche del design e dei suoi protagonisti – che nel corso del decennio sessanta si andavano indirizzando anche a riflessioni critiche rispetto al progetto funzionalista –; dall’altra è sensibile agli stimoli che arrivano dalla creatività artistica.
Punto d’incontro fra questa duplice tensione è certo costituita dall’esperienza di Simon e delle sue collezioni Ultrarazionale (1968), Ultramobile (1971) e Metamobile (1974), progressivo scandaglio di possibili indirizzi di indagine e sperimentazione.
Ultrarazionale presenta pezzi “scultorei”, disegnati da Scarpa (come i monumentali tavoli Doge, Valmarana e Delfi), frutto di estrema cura nella scelta dei materiali, nelle soluzioni di dettaglio e nelle lavorazioni.
Pur rimanendo in sostanza all’interno di una concezione non radicale o di rottura del design, intendono proporre una complessità di linguaggio volta a fornire concreta alternativa a un certo razionalismo di maniera.
Qualche anno dopo le “opere d’arte funzionale” di Ultramobile guardano al dialogo fra ricerca artistica e produzione per l’ambiente domestico con esiti ispirati e di forte impatto visivo. Oggetti tratti dalla poetica surrealista diventano mobili-opere d’arte dalle forti valenze simboliche, rendendo omaggio ad artisti come René Magritte, Constantin Brancusi, Man Ray, Sebastian Matta e Meret Oppenheim. Le sedute pop di Matta, lo specchio Les grands trans-Parents di Ray o il tavolino dorato con le zampe della Oppenheim sono riusciti a ritagliarsi, assieme all’attenzione critica, interessanti e in parte inaspettati spazi di mercato.
Ultramobile ha aperto un filone che ancora oggi si presenta di grande attualità, con l’esplorazioni di direzioni “altre” volte ad allargare a territori laterali e di confine rispetto alla cultura del progetto e al tempo stesso arricchirla e liberarla dai vincoli stretti imposti dai modelli culturali, dai metodi produttivi e dal mercato.
Metamobile infine è una precisa proposta di mobili semplici e a basso prezzo, addirittura autoprodotti. Come i progetti di Enzo Mari – provocatoriamente emblematici dell’intera collezione – per l’autocostruzione nell’arredamento, sfida alle regole del mercato e della distribuzione. Dentro la sua storia e il suo presente, Simon contiene elementi di grande interesse e vitalità dal punto di vista del “contenuto” e significato sotteso alle proprie scelte culturali e imprenditoriali; inoltre vanta un patrimonio di progetti e prodotti che hanno esplorato strade innovative e al tempo stesso sono stati capaci di imporsi, presso critica e pubblico, come icone del design.
Alberto Bassi
Storico e critico del design